Tini

Dopo l’approfondimento su barriques e botti più o meno grandi, focalizziamo l’attenzione sul tino tronco conico, la cui riscoperta è da associare alla tradizione della famiglia Gamba. Infatti, il rovere è stato visto, per molti secoli, come un buon materiale per contenere liquidi, quindi vini ma anche uve pigiate in fermentazione. Già negli anni ’70 del secolo scorso si era affermato come contenitore in grado di cedere piacevoli sentori di vaniglia e di boisè sia al vino che alle uve pigiate.
In particolare, grazie agli attuali metodi di ricerca si è scoperto che le doghe in legno di rovere funzionano come ideali e diffusi micro-ossigenatori, consentendo:

• di eliminare gli sgradevoli tipici odori di ridotto dovuti allo stress da carenza di ossigeno subita dai lieviti, che invece nel tino in rovere trovano le condizioni ideali per la moltiplicazione cellulare;
• di permettere all’ossigeno e ai tannini del rovere di entrare da subito nei complessi chimismi che portano alla combinazione dei tannini-antociani e di conseguenza a una maggiore stabilità del colore, alla formazione di tannini a più lunga catena, con il risultato di vini più ricchi, rotondi e longevi.
• di avere un minore abbattimento del patrimonio tannini-antociani rispetto a fermentazioni in altri recipienti non in rovere.
Dotato di un coperchio in acciaio del diametro di 600/800/1000 mm, il tino consente la fermentazione a cielo aperto, e permette di eseguire follature sia manuali che meccaniche a seconda dell’attrezzatura di cantina, mentre lo sportello anteriore, le valvole e lo scarico totale consentono una facile svinatura
e una veloce estrazione delle vinacce.

Terminata la fermentazione si installa il coperchio in acciaio e si trasforma
in una normale botte per l’affinamento del vino.
Su richiesta è possibile effettuare una tostatura media dei tini.
I tini possono essere forniti con capacità da 12 hl a 110 hl.

Tenute Girolamo, Italia




